Rimandi i contenuti perché pensi di non sapere abbastanza da poterne parlare. È il blocco più comune che incontro, e ti fa restare fermo per anni. Scrivere di ciò che stai imparando ribalta il problema: la tua curiosità diventa il calendario editoriale che non riesci mai a riempire.
Un tale ha aperto un sito a marzo con un'idea semplice: studiare un argomento che lo appassionava e scrivere, di volta in volta, quello che scopriva. Nessun piano editoriale da manuale, nessuna pretesa di essere un esperto. A sei mesi si è ritrovato con più di cinquanta articoli, una newsletter e oltre duecentomila visualizzazioni su Google, zero euro spesi in pubblicità. Lo ha raccontato lui stesso in un thread su r/SEO, e la frase con cui chiude vale più di tutto il resto: «non devi sapere tutto prima di cominciare».
Perché aspetti di essere esperto prima di pubblicare
C'è un'idea che ci portiamo dietro e che ci frega: che per parlare di una cosa bisogna prima padroneggiarla del tutto. Che il palco spetti a chi ha già finito di imparare. Così aspetti. Aspetti di aver letto un altro libro, fatto un altro corso, accumulato un altro anno di esperienza, e intanto non esce niente.
Il paradosso è che quel momento non arriva mai. Più impari, più ti accorgi di quanto non sai, e la soglia dell'«adesso posso parlarne» si sposta sempre un po' più in là. Chi aspetta di sentirsi esperto pubblica il suo primo contenuto praticamente mai. E nel frattempo qualcuno che ne sapeva quanto te, ma ha iniziato lo stesso, si è costruito un pubblico.
C'è anche un vantaggio che ti sfugge, quando aspetti. Chi sta imparando adesso una cosa parla a chi la sta imparando insieme a lui, con le stesse domande fresche in testa. L'esperto ha dimenticato com'era non capire, dà per scontati venti passaggi, usa parole che il principiante non conosce. Tu che stai facendo quella fatica proprio oggi sei nella posizione migliore per spiegarla a chi la sta facendo con te.
Cosa significa scrivere di ciò che stai imparando
Tra chi programma gira un'espressione per tutto questo, coniata da Shawn Wang, uno sviluppatore conosciuto come swyx: learn in public, imparare in pubblico. L'idea è tanto semplice quanto controintuitiva: invece di studiare in silenzio e mostrarti solo quando sei bravo, condividi il percorso mentre lo fai. Prendi appunti in pubblico, scrivi quello che hai capito oggi, mostri anche i vicoli ciechi.
Wang lo dice con un'immagine che mi è rimasta impressa: crea la scia di ciò che impari, il «learning exhaust», cioè produci i contenuti che avresti voluto trovare tu quando eri un passo indietro. Ogni cosa che capisci diventa materiale per qualcun altro che è dove eri tu la settimana scorsa.
Scrivere di ciò che stai imparando vuol dire proprio questo: raccontare il tragitto dal basso, con onestà, mettendoti alla pari di chi legge invece che in cattedra. «Stavo cercando di capire come funziona questa cosa, ecco cosa ho scoperto, ecco dove mi sono bloccato.» È un tono che le persone sentono vero, perché lo è.
Come trovare argomenti seguendo la tua curiosità
Quando smetti di aspettare l'autorevolezza e parti dalla curiosità, il problema di «cosa pubblico» si scioglie da solo. Ogni domanda che ti fai è un contenuto. Ogni cosa che hai dovuto cercare su Google per il tuo lavoro è un contenuto. Ogni errore che hai fatto e da cui hai imparato qualcosa è un contenuto, spesso il migliore di tutti.
Io lavoro così da sempre, e viene dal cinema più che dal marketing. Quando studiavo, il modo per capire davvero un film era smontarlo e rimontarlo, spiegare a qualcun altro perché una scena funzionava. Spiegare una cosa è il modo più rapido per capirla fino in fondo: ti costringe a mettere in fila i pezzi, a scoprire i buchi del tuo ragionamento. Pubblicare quello che stai imparando è la stessa cosa, con in più che qualcuno, dall'altra parte, ti corregge e ti insegna.
Ti faccio un esempio concreto. Un fioraio che sta imparando a fotografare bene i suoi mazzi non deve aspettare di diventare un fotografo per parlarne. Può raccontare, settimana dopo settimana, cosa ha capito sulla luce del mattino, l'errore dello sfondo troppo pieno, il trucco del telefono appoggiato a un libro. Ogni piccola scoperta è un contenuto, e chi lo segue impara insieme a lui, affezionandosi al percorso. Al fioraio non serve la lezione perfetta sulla fotografia, gli serve solo raccontare onestamente il pezzetto di strada che sta facendo.
Trasforma i tuoi dubbi in un calendario
Prova a tenere per una settimana un elenco delle cose che hai cercato, chiesto o non sapevo. Alla fine avrai una lista di dieci, quindici argomenti, tutti nati da una curiosità vera e non da uno sforzo a tavolino. Sono già i tuoi prossimi contenuti, nell'ordine esatto in cui ti sono venuti in mente. Sul tema del riempire il calendario senza restare a secco ho scritto qui: Come trovare idee per i contenuti senza restare a secco.
Cosa succede quando condividi quello che impari
La parte che sorprende arriva dopo, quando cominci davvero a pubblicare. Succede una cosa che chi resta in silenzio non vede mai: le persone iniziano ad aiutarti. Chi ne sa più di te ti corregge, chi è al tuo stesso punto ti scrive «grazie, cercavo proprio questo», chi è più avanti ti dà il consiglio che ti fa saltare un mese di errori. Wang lo dice senza mezzi termini: mettendo fuori quello che impari, è molto probabile che a insegnarti arrivi qualcuno più bravo, a volte l'autore stesso della cosa che stai studiando.
Guarda di nuovo quel ragazzo del sito: partito per curiosità, in sei mesi si è ritrovato lettori veri, una newsletter e le porte che si aprono. Ci è riuscito grazie a una cosa rara, il coraggio di mostrare il percorso mentre lo faceva, più che a una competenza da massimo esperto. La scia di ciò che imparava è diventata la sua reputazione.
C'è anche un beneficio più intimo, e per me è quello che conta di più. Pubblicare ciò che impari toglie il peso della perfezione. Non stai promettendo di essere il numero uno, stai condividendo un tragitto, e un tragitto ammette gli inciampi. Questo ti fa pubblicare di più, e pubblicare di più è la sola cosa che davvero ti fa migliorare. Se il blocco che ti ferma è più la pretesa sulla prima idea che la testa vuota, ne parlo qui: Come superare il blocco creativo quando devi pubblicare.
Come iniziare a pubblicare senza sentirti già esperto
Ci raccontiamo che pubblicheremo quando saremo pronti. Quella scusa comoda è la ragione per cui non pubblichiamo mai. Nessuno è pronto, nemmeno chi ammiri: ha solo iniziato prima, e ha imparato mostrandosi.
Scegli una cosa che ti incuriosisce davvero in questo momento, qualcosa che stai cercando di capire per il tuo lavoro o per te. Studiala oggi e racconta domani quello che hai scoperto, con parole tue, ammettendo quello che ancora ti sfugge. Ripeti. Scrivere di ciò che stai imparando non ti serve solo a riempire il calendario: è il modo più onesto e più veloce per diventare, un pezzo alla volta, quell'esperto che oggi aspetti di essere prima di aprire bocca.