Se «la mia voce nei video non mi piace» è la frase che ti blocca ogni volta prima di premere registra, questo pezzo è per te. Ti suona così sbagliata per un motivo fisiologico, preciso, e ci si abitua, un pezzo alla volta.
«Non ho una voce da video.» «La mia faccia non è da telecamera.» Le ho sentite dire tante volte, e le ho pensate anch'io agli inizi. Sono le due scuse più oneste che esistano, perché nascondono una paura vera: quella di non essere abbastanza per metterti lì, davanti a tutti, con la tua voce e la tua faccia.
Ti capisco più di quanto pensi. Ho iniziato a mettermi in video dopo anni passati dietro la macchina da presa, dove il bello era proprio quello: costruivo l'immagine degli altri e restavo al riparo. Poi è toccato a me stare dall'altra parte, e la prima volta che mi sono riascoltato ho pensato di avere sbagliato mestiere.
Qualche giorno fa ho ritrovato la stessa identica paura in un thread di creator alle prime armi. Una ragazza voleva fare video di storia, aveva scritto tutto, sapeva le cose, ma si era fermata su una domanda sola: «la mia voce non è profonda, mi manca quella da narratore... la gente guarderà lo stesso?». Ottantotto commenti sotto, quasi tutti a dirle la stessa cosa. E te la dico anch'io, ma prima voglio spiegarti da dove nasce quel fastidio, perché capirlo aiuta a togliergli potere.
Perché la tua voce registrata ti sembra sbagliata
Partiamo da una buona notizia: quella voce che odi arriva alle tue orecchie diversa da come arriva a tutti gli altri. Dipende dalla fisica, prima ancora che dal talento.
Quando parli, ti senti in due modi contemporaneamente. Una parte del suono arriva alle orecchie dall'esterno, come per chiunque ti ascolti, ma un'altra parte ti arriva da dentro, facendo vibrare le ossa del cranio: questa conduzione ossea aggiunge le frequenze basse e ti fa percepire la tua voce più piena, più calda, più profonda di com'è davvero. Nella registrazione resta solo il suono che passa dall'aria, senza quelle basse, e all'improvviso ti senti più acuto e strano. La spiega bene anche l'American Academy of Audiology: per la prima volta stai semplicemente sentendo la tua voce come la sente il resto del mondo, e quella novità ti suona come un difetto.
E qui arriva la parte che mi ha liberato davvero. Uno studio ripreso da Inverse ha notato che chi ha l'abitudine di mandare e riascoltare vocali detesta la propria voce molto meno degli altri. Il motivo è semplice: l'ha sentita tante volte. Più ti esponi a quel suono, più smette di sembrarti estraneo. A monte è tutta questione di abitudine, e l'abitudine te la costruisci tu, senza aspettare nessun dono.
Serve una voce «professionale» per fare i video?
La risposta breve è no, e te lo dice uno che il mestiere delle immagini lo fa da anni. La voce impostata, quella «da documentario», per un piccolo creator o per un'impresa spesso ottiene l'effetto opposto: mette distanza. Suona come uno spot, e appena una cosa suona come uno spot il cervello di chi guarda si prepara a difendersi.
Quello che tiene incollata una persona è un altro ingrediente: la sensazione di avere davanti qualcuno di vero. Una voce con un'incrinatura, un accento, una risata che scappa, comunica presenza. Comunica che dall'altra parte c'è una persona che ci crede, e alla gente le persone che ci credono piacciono parecchio. Nel thread di cui ti parlavo, i commenti più votati dicevano tutti la stessa cosa alla ragazza spaventata: restiamo per l'argomento e per come lo racconti, la voce «perfetta» non se la ricorda nessuno.
Pensa a quanti canali segui con voci qualsiasi, cadenze strane, gente che non azzeccerebbe un provino radiofonico nemmeno per sbaglio. Li segui per quello che dicono e per come ti fanno sentire. La tua voce funziona nello stesso identico modo.
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Come mi sono abituato a stare davanti alla telecamera
A mio agio non ci sono arrivato in un giorno. C'è voluto un mucchio di clip guardate con la faccia storta, e poi, piano, quella faccia storta è passata. Ti dico cosa ha funzionato per me, senza promesse magiche.
La prima cosa è stata smettere di riguardarmi mille volte cercando il difetto. Registravo, controllavo una volta che il senso ci fosse, e pubblicavo. Il riascolto ossessivo ti convince solo che sei un caso disperato, e ti lascia esattamente dove ti aveva preso. La seconda cosa è stata parlare a una persona sola, invece che «al pubblico»: immaginavo un amico dall'altra parte dello schermo e gli spiegavo la cosa come gliela spiegherei al bar. Il tono si scioglie da solo, e la voce anche.
I primi tre secondi contano più della tua voce
Vengo dal cinema, e lì l'ho imparato presto: il primo istante decide se qualcuno resta. A tenerlo lì è se dici subito una cosa che gli interessa, molto più del timbro con cui la dici. Un tempo a Fanpage ho visto fare numeri enormi a contenuti girati in modo poverissimo, addirittura una foto sgranata, perché dentro c'era qualcosa che ti fermava. Se i primi secondi promettono qualcosa di vero, nessuno sta lì a giudicare quanto sia bella la tua voce. Sono già dentro il discorso.
«Non mi piace la mia voce nei video»: da dove parti
Parti dal basso, senza pubblico. Registrati clip da trenta secondi che non vedrà nessuno, parlando di una cosa che conosci bene, e riascoltale finché quel suono smette di farti sobbalzare. È lo stesso trucco delle vocali: esposizione, ripetizione, e la stranezza si consuma.
Poi scegli un messaggio piccolo, uno solo, e fanne un video imperfetto da pubblicare per davvero. Pubblica quello che c'è, senza aspettare la versione «definitiva» che non arriverà mai. La voce da video, quella che stai aspettando di avere, la costruisci proprio iniziando: viene a forza di provare, un tentativo dopo l'altro. Il primo lo farai storto, il decimo un po' meno, e a un certo punto ti accorgerai che non ci pensi più.
Se dietro a tutto questo c'è soprattutto la pretesa che il primo tentativo sia già buono, allora il nodo è un altro, e ne ho parlato qui.
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E se il timore vero è farti vedere quando ancora non ti segue nessuno, il punto è costruire la prima fiducia partendo da zero.
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La verità è che la mia voce nei video, agli inizi, la sopportavo meno di quanto la sopporterai tu adesso. Poi mi ci sono abituato, e chi mi ascolta la trova normalissima da sempre. Mettila in gioco: è l'unico modo che ha, quella voce, per smettere di suonarti estranea.