È troppo tardi per iniziare online nel 2026?

Parti ora, mollano quasi tutti

Se pensi che sia troppo tardi per iniziare online, ti fermo subito. I numeri dicono altro: quel treno non è passato, ed ecco da dove partirei io oggi al posto tuo.

«Ormai è pieno di gente più brava di me, ho perso il treno.» Questa frase la sento almeno una volta a settimana. Me la dice il titolare di un'officina che vorrebbe aprire un canale ma «ci sono già cento meccanici su YouTube». Me la dice la ragazza che fa torte e pensa che Instagram sia saturo. Me la dicevo anche io, a dire il vero, prima di girare il primo video. La paura è sempre la stessa: arrivo tardi, il posto è già occupato, tanto vale lasciar perdere.

E se ti dicessi che quel posto, in realtà, si sta svuotando mentre tu esiti?

Perché sembra troppo tardi per iniziare online

La sensazione ha una sua logica, non sei irrazionale. Apri TikTok e trovi già qualcuno che parla del tuo mestiere, spesso con più follower, luci migliori, un montaggio che tu non sai fare. Il cervello fa due più due e conclude: sono arrivato buon ultimo, non c'è spazio per me.

In realtà stai guardando la foto di oggi e la scambi per il film. Vedi chi ce l'ha fatta, i profili grossi, quelli che compaiono in cima. Non vedi le migliaia di persone che avevano il tuo stesso dubbio, hanno provato per tre settimane e poi sono sparite. Quella parte del film non te la fa vedere nessuno, perché i profili abbandonati non finiscono nei consigliati. E allora ti resta l'impressione di una strada affollatissima, quando in mezzo alla strada c'è molto più vuoto di quanto sembri.

La torta online si sta restringendo o sta crescendo?

Partiamo dai soldi, che di solito chiudono la discussione. La cosiddetta creator economy, cioè tutto il giro di chi crea contenuti e ci costruisce sopra un lavoro, valeva circa 250 miliardi di dollari nel 2023. Le stime la vedono intorno ai 500 miliardi tra il 2026 e il 2027, con Goldman Sachs che parla di quasi 480 miliardi entro il 2027 (CreatorDB, State of the Creator Economy 2026).

Tradotto: il mercato dell'attenzione è una torta che diventa più grande ogni anno, altro che spartizione fissa dove ogni fetta presa da un altro sarebbe una fetta in meno per te. Ci sono più persone che guardano, più aziende che investono, più modi per farsi pagare rispetto a quando quelli «arrivati prima» hanno cominciato. Chi è partito nel 2020 ha trovato un tavolo molto più piccolo di quello che trovi tu adesso.

Facile non lo è, chiaro. Però la scusa del «è tutto già preso» non regge davanti ai numeri.

Quanti creator mollano nel primo anno

Ecco il dato che dovresti tatuarti da qualche parte. Circa il 73 per cento di chi inizia a creare contenuti smette entro il primo anno, e la maggioranza getta la spugna nei primi sei mesi (DemandSage, Creator Economy Statistics 2026).

Fermati un secondo su quel numero. Sette persone su dieci che oggi ti sembrano concorrenti, tra un anno non ci saranno più. Se ne vanno perché si stancano, non vedono risultati al secondo mese, decidono che «non fa per loro». Mica perché le hai battute tu. Gran parte della concorrenza online si ritira da sola, senza bisogno che tu faccia niente. Suona scomodo, ma è così.

Su YouTube lo si vede in modo quasi buffo: la stragrande maggioranza dei canali si ferma prima di aver caricato una decina di video, e la probabilità di continuare cresce parecchio proprio quando superi la ventina, la trentina di contenuti pubblicati. Il muro vero è la noia dopo le prime settimane senza applausi, più della bravura degli altri. Chi resta in piedi oltre quel muro si ritrova la strada molto più libera di quando è partito.

Conta più la nicchia o arrivare primi?

C'è un'altra cosa cambiata, e gioca a tuo favore. Fino a qualche anno fa contava il numero grosso: tanti follower, tante visualizzazioni, punto. Oggi un canale piccolo ma con una community affiatata vale spesso più di uno enorme e freddo. Secondo la ricerca di CreatorDB, un profilo da 15 mila iscritti con un tasso di clic del 10 per cento porta risultati migliori di uno da 500 mila con visualizzazioni passive, di quelle che scorrono e non lasciano niente.

Per te che parti, è una notizia ottima. Non devi diventare il meccanico più famoso d'Italia. Ti basta diventare il punto di riferimento dei duecento automobilisti della tua zona che non sanno mai di chi fidarsi. Una nicchia stretta, parlata bene, batte un pubblico enorme e distratto. E le nicchie strette, quelle davvero specifiche, sono ancora quasi tutte da occupare.

Ti faccio un esempio di quanto può essere stretta. Non «cucina», che è un oceano dove annaspi. Nemmeno «dolci», che è comunque affollato. Ma «dolci senza forno per chi vive in monolocale e non ha lo spazio»: lì dentro, di gente che parla proprio a quella persona, ce n'è pochissima. Più il tema è specifico, meno concorrenza trovi e più chi ti scopre sente che parli esattamente a lui. Il grande, generico, è già preso da anni. Il piccolo, cucito addosso a un tipo preciso di persona, è quasi tutto libero.

Se questo ti suona come «ma allora anche partendo da zero ho una speranza», sì. Il primo mattone è convincere la prima persona che non ti conosce, e ne parlo in Parti da zero follower? Ti serve la prima prova sociale.

Come iniziare a pubblicare quando pensi di essere in ritardo

La paura di essere in ritardo si cura in un modo solo: partendo piccolo, prima di sentirti pronto. Perché pronto non ti sentirai mai, e intanto passano gli anni.

Ti dico cosa farei se ripartissi oggi da zero. Sceglierei un argomento stretto, uno che conosco meglio della media, così stretto che quasi mi vergogno di quanto è specifico. Mi darei un numero minimo di uscite prima di giudicare qualsiasi cosa, mettiamo venti o trenta, proprio perché so che è lì che quasi tutti si arrendono. Pubblicherei cose imperfette, perché il video perfetto che esce fra sei mesi perde contro quello mediocre che esce domani. E mentre parlo terrei gli occhi su una persona sola, quel meccanico immaginario, quella cliente, chiunque sia, invece che su «il pubblico».

Il resto è pazienza, ed è la parte scomoda. Le prime settimane parli quasi al vuoto, e va bene così: stai facendo le prove, stai capendo come suoni, stai accumulando quei venti o trenta contenuti che quasi nessuno arriva a fare. Nessuno guarda le tue prime prove, e per te è un regalo: puoi sbagliare in pace, senza platea. Se al secondo mese ti verrà voglia di mollare, ti sarà utile ricordare cosa succede davvero ai numeri piccoli degli inizi: ne ho scritto in Il mio canale non cresce: ha senso continuare?.

Quindi no, non è troppo tardi per iniziare online. È tardi solo per chi aspetta il momento perfetto, che non arriva mai. Il quadro è più semplice e più incoraggiante di quanto pensi: mentre tu ti chiedi se hai perso il treno, la maggior parte di quelli saliti prima di te sta già scendendo alla prossima fermata. Il posto vicino al finestrino, quello buono, tra poco è libero. Basta essere ancora sul treno per prenderlo.

Nelle immagini sono io, fondatore di Clusterclups agenzia di marketing e transizione digitale.

Mi chiamo Michael Iuzzino

sono il fondatore di Clusterclups. Seguo la comunicazione digitale di imprese e professionisti. Qui scrivo di come trovare idee, crescere online e farle arrivare chiare a più persone. Non ti conosco, ma sono certo che, forse, sei nel posto giusto.

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