Vendere direttamente sui social oggi si può, e in Italia lo stanno facendo in parecchi. Cosa guadagni e cosa cedi aprendo il negozio dentro TikTok o Instagram, e in quali casi conviene davvero.
Un mese fa un artigiano che fa candele profumate mi ha scritto una domanda secca: «Apro il negozio su TikTok o continuo a mandare tutti sul mio sito?». Aveva letto che ormai la gente compra senza uscire dall'app, che il carrello è lì dentro, a un dito di distanza dal video. Ed è vero, in gran parte. Solo che dietro quella comodità c'è un patto, e conviene leggerlo prima di firmarlo.
Quanto vende davvero il social commerce in Italia
Che il fenomeno sia esploso non è un'impressione. TikTok Shop in Italia è arrivato a marzo 2025 e in poco più di un anno, ad agosto 2026, contava oltre 21 mila venditori attivi e 22,8 milioni di utenti. Il dato che colpisce di più è un altro: l'80 per cento dichiara di aver comprato qualcosa dopo averla vista sulla piattaforma (Ecommerce Guru). A livello globale TikTok Shop viaggia oltre i 23 miliardi di dollari nel 2026, con una crescita del 48 per cento sull'anno prima.
Numeri così ti mettono addosso una certa fretta, lo capisco. Se quasi tutti gli utenti comprano dentro l'app e i venditori si contano a decine di migliaia, la tentazione di correre ad aprire lì è forte. Prima di farlo, però, guarda cosa c'è sotto il cofano.
Cosa vuol dire aprire il negozio dentro l'app di un altro
Quando vendi direttamente sui social, il negozio è tuo solo sulla carta. La vetrina, la cassa, le regole e soprattutto il cliente stanno in casa di qualcun altro. E questo ha tre conseguenze concrete che senti sul conto e sulla crescita.
La prima è la commissione. Dall'8 gennaio 2026 TikTok Shop trattiene il 9 per cento sul venduto nei mercati europei, Italia compresa (Ecommerce Guru). Su un margine già stretto, nove euro ogni cento pesano, e la piattaforma quella percentuale può ritoccarla quando vuole, come ha appena fatto.
La seconda è che il cliente resta lì dentro. Compra la tua candela e nello stesso scroll gli compaiono altre dieci candele di altri, magari a meno. Hai portato una persona interessata dritta in mezzo alla concorrenza, dentro un ambiente costruito per tenerla lì a guardare ancora, invece di farla uscire e ricordarsi di te.
La terza, la più sottile, è che di quella vendita ti resta poco in mano. Nome, mail, storico degli acquisti: i dati che ti servirebbero per far tornare quel cliente restano in gran parte alla piattaforma. Hai venduto, ma non hai costruito niente di tuo su cui contare domani. È lo stesso motivo per cui, quando parlo di crescita, insisto sull'avere qualcosa di proprio: ne ho scritto in Perché crescere online conviene davvero a un'impresa.
Aggiungici una cosa che quasi nessuno considera: la visibilità dentro l'app te la danno in prestito. Oggi l'algoritmo spinge i tuoi video e vendi, domani cambia le regole e la stessa vetrina la vedono in dieci. Costruire tutto il fatturato su un canale che non controlli è comodo finché dura, e un po' inquietante appena ci pensi.
Quando conviene vendere direttamente sui social
Detto questo, non sto dicendo di stare alla larga. Vendere direttamente sui social conviene eccome, in situazioni precise, e sarebbe sciocco ignorare un canale dove 22 milioni di persone hanno il portafoglio già aperto.
Conviene quando il tuo è un prodotto d'impulso: qualcosa che si capisce in tre secondi di video, che costa poco o il giusto, che si compra di pancia mentre scorri. La candela, l'accessorio, il gadget, lo snack particolare. Pensa proprio alla candela dell'artigiano: la vedi accesa in un video di quindici secondi, capisci al volo com'è, costa dodici euro, e prima ancora di rifletterci l'hai già nel carrello. Lì la distanza breve tra «lo vedo» e «lo compro» lavora per te, e la commissione la assorbi nel prezzo.
Conviene anche come porta d'ingresso. C'è un sacco di gente che non ti cercherà mai su Google perché non sa nemmeno di avere bisogno di te. Sui social ti scopre per caso, mentre guarda altro. Per farti conoscere da chi non ti sta cercando, la vetrina dentro l'app è una delle occasioni migliori che ci siano oggi. Del resto è cambiato il posto stesso dove le persone cercano le cose, come racconto in Dove cercano i tuoi clienti oltre a Google.
E c'è un motivo tecnico per cui lì la vendita scatta: la distanza tra scoperta e acquisto è cortissima. Su un sito la persona deve cliccare, uscire dal video, aspettare che carichi una pagina, decidersi. Dentro l'app il carrello è a un dito dal contenuto che l'ha convinta, nel momento esatto in cui è convinta. Per un prodotto d'impulso quei tre secondi risparmiati valgono parecchie vendite in più, quelle che altrove perderesti per strada, tra un clic e l'altro.
Quando invece conviene portarli sul tuo sito
Il discorso cambia appena il tuo prodotto ha bisogno di fiducia, di spiegazioni o di essere ricomprato nel tempo. Un servizio, un prodotto di valore alto, qualcosa che il cliente valuta prima di decidere: lì la vendita d'impulso dentro l'app conta poco, e ti conviene giocare la partita a casa tua.
A casa tua vuol dire il tuo sito o il tuo ecommerce. Lì decidi tu com'è fatta la vetrina, tieni tutto il margine invece di lasciarne una fetta alla piattaforma, e soprattutto i dati del cliente restano tuoi. Puoi richiamarlo con una mail, fargli un'offerta, farlo tornare senza pagare un pedaggio ogni volta. Il social te lo porta davanti; il sito te lo fa diventare un cliente che ripassa.
Se vuoi un negozio online davvero tuo, dove i dati dei clienti restano a te, è lì che entriamo noi
Non serve scegliere una volta per tutte. La maggior parte delle piccole imprese che seguo sta bene con un piede e mezzo: usa i social per farsi scoprire e vendere l'impulso, e tiene sul proprio sito le vendite che valgono di più e i clienti da coltivare.
Come usare i social per vendere senza restarne prigioniero
La regola che darei all'artigiano delle candele è semplice da tenere a mente. Usa la piattaforma per quello in cui è imbattibile, cioè farti scoprire e chiudere la vendita facile al volo. Ma ogni volta che puoi, prova a spostare la relazione dove è tua: infila il tuo sito in bio, dai un motivo per iscriversi alla tua lista, metti nel pacco un bigliettino che invita a seguirti fuori dall'app.
Così il 9 per cento di commissione lo paghi solo sulle vendite facili e smette di essere una tassa su tutto il tuo giro. E se un domani la piattaforma cambia le regole, alza le percentuali o ti spegne la visibilità, tu hai già una parte di clienti che sa dove trovarti anche senza di lei.
Quindi sì, vendere direttamente sui social conviene, a patto di ricordarti sempre di chi è la casa in cui stai vendendo. Fai pure il pieno di clienti dove passano le persone. Ma costruisci anche un posto tuo, dove nessuno può cambiarti l'affitto da un giorno all'altro.