Vuoi più visite al sito ma ogni preventivo finisce con «al mese» e hai il timore di farti fregare. C'è quello che puoi fare da solo e gratis, quando un canone ha davvero senso, e come riconoscere chi ti vende fumo.
Vuoi più visite al sito. Solo che ogni volta che chiedi in giro, la risposta finisce con la stessa parola: «...al mese». Quattrocento euro al mese, contratto di un anno, e la sensazione precisa di stare per firmare qualcosa che non capisci del tutto. Ti fermi lì. E fai bene a fermarti.
Questa cosa la vedo spesso, e la capisco. Chi ha una piccola attività ha già abbastanza spese fisse che tornano ogni mese, e l'idea di aggiungerne un'altra per un servizio invisibile, di cui non sai valutare i risultati, mette una diffidenza sana. In un thread su r/SEO un signore che gestisce una piccola impresa lo scriveva senza giri di parole: voleva farsi trovare, ma era terrorizzato dall'idea di legarsi a un'agenzia o a un tizio su Fiverr e ritrovarsi spennato. Centocinquantatré risposte. Il nervo è scoperto per parecchia gente.
Allora mettiamo ordine. Perché quasi tutto ti viene proposto a canone, cosa puoi fare da solo senza pagare niente, e quando invece pagare conviene sul serio.
Perché ti propongono sempre un abbonamento mensile
Prima cosa, così non pensi che sia tutta una truffa: una parte di quel «al mese» ha una ragione vera. Farsi trovare su Google non è un lavoro che fai una volta e resta lì per sempre, perché i tuoi concorrenti si muovono, Google cambia le regole, e i contenuti freschi contano. Un'attività in un mercato affollato, che si gioca ogni cliente con dieci concorrenti a due strade di distanza, un lavoro continuo lo giustifica.
Il problema è un altro: lo stesso canone viene proposto a chiunque, anche a chi non ne ha alcun bisogno. All'idraulico del paese con due concorrenti in tutta la zona viene venduto lo stesso pacchetto della catena che compete in una grande città. E lì il canone diventa una rendita per chi te lo vende, molto prima che un vantaggio per te. Distinguere i due casi è già metà del lavoro per non buttare soldi.
Cosa puoi fare da solo e gratis per avere più visite al sito
Qui c'è la notizia che nessuno ha interesse a darti: la parte che sposta di più, per una piccola attività locale, in buona parte la puoi fare da solo e a costo zero. Non ti serve nessun abbonamento per iniziare.
Il grosso del valore, per chi lavora su un territorio, arriva dalle ricerche locali. E sono tantissime: circa il 46% di tutte le ricerche su Google ha un intento locale, e chi cerca «vicino a me» il 76% delle volte visita un'attività entro un giorno, dati raccolti da Backlinko. Vuol dire che la persona che digita «fabbro + la tua città» alle nove di sera è quasi pronta a chiamare. Farti trovare da lei vale più di mille visite generiche da tutta Italia.
La scheda Google Business è la prima mossa
Se dovessi indicarti una sola cosa da fare oggi, senza tirare fuori un euro, è questa: sistema la tua scheda Google Business (quella che compare nella mappa e a destra quando cerchi un'attività). È gratis, la gestisci tu, e per un'attività locale spesso porta più contatti del sito stesso. Mettici gli orari giusti, le foto vere del posto e del lavoro, la categoria corretta, il numero che squilla davvero. Rispondi alle recensioni, tutte. Chiedi ai clienti contenti di lasciartene una.
Poi c'è il sito, e anche lì la base la fai da solo. Assicurati che Google lo veda (cerca su Google site: seguito dal tuo indirizzo: se non compare niente, sei invisibile e nessun canone servirà finché non risolvi questo). Scrivi le pagine pensando alle domande vere che ti fanno i clienti prima di comprare: quanto costa, quanto ci vuole, come funziona, dove sei. Sono le stesse cose che la gente scrive su Google, e rispondere in modo chiaro ti fa trovare senza trucchi.
Non è tutto qui, e più a fondo sul perché un sito resti deserto ho scritto una diagnosi apposta.
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Quando conviene pagare (e come non farti fregare)
Pagare ha senso, a volte parecchio. Il punto è sapere per cosa stai pagando e distinguere il costo che torna dal canone che gira a vuoto.
Le cose che valgono un pagamento una tantum, una volta sola, sono quelle di impianto: un sito fatto bene e veloce, la scheda Google impostata come si deve, una prima pulita dei contenuti. Le paghi, restano tue, e non ti legano a nessuno. Il canone mensile ha senso quando c'è un lavoro che davvero continua: contenuti nuovi ogni mese, un mercato competitivo da presidiare, campagne da seguire. Se ti stai giocando i clienti in una piazza affollata, quel canone è un investimento. Se hai poca concorrenza, spesso ti basta l'impianto fatto bene e una manutenzione leggera.
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Sui campanelli d'allarme sono spiccio, perché li ho visti troppe volte. Chi ti «garantisce il primo posto su Google» ti sta mentendo, perché quel posto nessuno lo può garantire. Chi ti chiede un contratto lungo prima di averti mostrato niente, si sta assicurando la rendita a prescindere dai risultati. Chi non ti spiega in parole semplici cosa farà, o si trincera dietro paroloni, quasi sempre lo fa perché farà poco. E se il prezzo è ridicolmente basso, il lavoro sarà ridicolmente basso pure lui: da qualche parte il conto torna sempre. Su come riconoscere chi sa fare da chi vende fumo mi sono dilungato in un altro pezzo.
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Da dove partirei io con una piccola impresa
Se fossi al tuo posto, con la stessa avversione ai canoni, farei le cose in quest'ordine. Prima sistemo la scheda Google Business e le recensioni, gratis, e guardo se il telefono si muove. Sono i giorni meglio spesi di tutti.
Poi mi assicuro che il sito sia visibile e che le pagine rispondano alle domande dei clienti, e questo lo faccio da solo o lo pago una volta a qualcuno di serio. Solo a quel punto, se sono in un mercato dove serve spingere di continuo, valuto un canone, e lo valuto su un lavoro che capisco e su risultati che posso vedere. In quest'ordine, più visite al sito le costruisci partendo da quello che non ti costa niente, e paghi solo dove il ritorno lo giustifica. Nessuno ti sta facendo un favore vendendoti il contrario prima ancora di conoscere la tua attività.