Fare un sito con l'AI in cinque minuti sembra la fine di un problema. Ti racconto cosa scopri il giorno dopo, quando quel sito lo devi aggiornare, farlo trovare e farci fidare qualcuno.
Il sito nato in un pomeriggio
Qualche settimana fa un conoscente mi ha girato un link col tono di chi ti mostra una magia. Aveva rifatto il sito della sua attività in un pomeriggio, parlando con un'intelligenza artificiale. «Guarda, l'ho fatto io, senza spendere un euro». E in effetti girava: c'erano le pagine, i colori, perfino i testi già scritti.
Capisco l'entusiasmo, lo capisco davvero. Per anni rifare un sito ha voluto dire preventivi, attese, la sensazione di essere in balìa di qualcuno che parla una lingua che non capisci. Poi arriva uno strumento che ti dà tutto pronto mentre bevi il caffè, e sembra che il problema sia sparito. Quel primo momento è bellissimo.
Il conto, però, arriva dopo. Quel pomeriggio ti sembra tutto risolto.
Fare un sito con l'AI ti dà tanto subito, e ti chiede il resto dopo
La parte che l'AI ti regala in cinque minuti è quella visibile: la struttura, un impaginato decente, un po' di testo che riempie. È la stessa parte che, guarda caso, è sempre stata la più veloce anche per chi lo fa di mestiere. Il lavoro vero è quello che non si vede nel primo pomeriggio.
L'ho ritrovato bene in una discussione tra chi progetta siti per lavoro, un thread da oltre cento commenti dove un web designer racconta la sua prova sul campo. Aveva passato otto, dieci ore a cercare di portare un sito generato dall'AI dove lo voleva lui, e per la maggior parte di quel tempo aveva combattuto una cosa sola: impedire allo strumento di sfornare testi e grafiche tutte uguali, quel sapore anonimo che riconosci al volo. Quando ha rifatto le stesse pagine a mano, ci ha messo la metà e il risultato sembrava molto più suo (la discussione è su Reddit, in r/SEO).
La manutenzione è il prezzo che nessuno ti mostra
Un sito è una cosa viva: cambia, invecchia, va tenuto in piedi. Cambi un orario, aggiungi un servizio, vuoi una pagina nuova per la promo di settembre, ti accorgi che un testo va corretto. Ogni volta, con un sito nato da un dialogo con l'AI, torni a spiegare alla macchina cosa vuoi, speri che non ti smonti il resto, e ricontrolli i dettagli invisibili che fanno funzionare le cose: i collegamenti tra le pagine, le descrizioni per Google, i testi alternativi delle immagini.
Quel conoscente, tre settimane dopo, mi ha scritto perché non riusciva più a cambiare un numero di telefono senza rompere l'impaginazione. Il sito gratis gli stava costando le sue serate.
La velocità è la parte facile
Qui c'è il punto che mi sta più a cuore. La velocità con cui oggi metti online un sito è la cosa meno preziosa che hai. Il difficile, quello che decide se quel sito ti porta clienti oppure resta un biglietto da visita digitale, viene prima e viene dopo la grafica.
Viene prima, perché un sito serve a far capire in pochi secondi chi sei e a portare chi arriva verso un'azione. Ne ho scritto per esteso qui, e conviene rileggerlo prima di aprire qualsiasi strumento:
A cosa serve un sito web, oltre a essere bello
Viene dopo, perché la fiducia si costruisce con la cura. Un sito che assomiglia a mille altri, con le stesse foto viste ovunque e le stesse frasi levigate, comunica una cosa precisa a chi ci arriva: che ti sei accontentato. E se ti sei accontentato sul tuo biglietto da visita, cosa dovrei aspettarmi dal tuo lavoro?
In quella stessa community ho letto la storia di chi, dopo mesi, ha finalmente superato i mille visitatori al giorno da Google su un sito giovane. La sua ricetta non aveva scorciatoie: contenuti su cui aveva speso più di cento ore, un tempo di permanenza medio sopra i cinque minuti, persone che tornavano perché trovavano qualcosa di vero. La cura si vede, e si premia. Sempre.
Il dettaglio che l'AI non mette da sola: chi ci ha pensato
C'è una cosa che distingue un sito costruito da qualcuno che conosce il tuo mestiere da uno sputato fuori in serie. È la capacità di anticipare le domande di chi arriva. Un idraulico che lavora sulle emergenze ha bisogno che il numero di telefono sia la prima cosa che si vede, grande, cliccabile dal telefono. Un ristorante ha bisogno che il menù e gli orari siano raggiungibili in un tocco. Un consulente ha bisogno di raccontare un caso vero prima di chiedere un contatto.
Sono scelte piccole, invisibili a chi non ci pensa, e sono esattamente quelle che uno strumento generico non fa per te. L'AI ti mette in fila delle sezioni plausibili: chi siamo, servizi, contatti. Ma non sa che il tuo cliente tipo arriva alle undici di sera col lavandino allagato, e non gliene importa niente della tua storia in quel momento. Vuole solo chiamarti.
Quando quel conoscente mi ha rigirato il suo sito, la home si apriva con una frase gentile e generica su «passione e qualità». Il telefono stava in fondo, dopo tre schermate. Bello da vedere, muto sul punto che contava. Il lavoro vero è stato tutto lì: capire chi arriva e cosa gli serve nei primi tre secondi. Quella parte, per ora, la mette solo una testa che ha già visto centinaia di persone atterrare su una pagina e decidere in un attimo se restare.
Quando invece l'AI sul sito ha perfettamente senso
Non voglio farti credere che sia tutto da buttare, perché non è così e sarei disonesto. Ci sono momenti in cui fare un sito con l'AI è la mossa giusta, e la consiglio io per primo.
Se devi validare un'idea in fretta, mettere in piedi una pagina per un evento che dura un weekend, dare una casa temporanea a un progetto personale che sta ancora prendendo forma, allora quella velocità ti fa risparmiare giorni di lavoro che lì non servono, e spendere di più sarebbe uno spreco. Meglio online oggi con qualcosa di grezzo che perfetto tra sei mesi. Lo penso davvero.
La differenza sta nel peso che quel sito deve reggere. Una pagina che ti serve per un mese può nascere in un pomeriggio. Il luogo dove mandi i tuoi clienti a decidere se fidarsi e comprare merita un pensiero diverso, mani diverse e una cura che la macchina, da sola, ancora non ha.
Progettiamo siti veloci, curati e pensati per farti scegliere da chi ci arriva
Il pomeriggio risparmiato, e le serate perse
Torno al mio conoscente. Alla fine il sito lo abbiamo rifatto, partendo proprio da quello che l'AI gli aveva dato: perché come bozza, come punto di partenza per capire cosa voleva, quel pomeriggio non era stato inutile. Era servito a fargli vedere le idee prese forma.
Se stai pensando di fare un sito con l'AI, fallo pure. Usalo per schiarirti le idee, per buttare giù una prima versione, per smettere di fissare la pagina bianca. Poi, prima di mandarci sopra i tuoi clienti, fatti una domanda semplice: questo sito lo devo tenere in piedi per un mese o per gli anni che verranno? La risposta ti dice da sola quanto conta quel pomeriggio, e quanto contano tutte le serate dopo.