A cosa serve un sito, oltre a essere bello? Ti racconto la domanda da farti prima di rifarlo e perché la fiducia pesa più della grafica nell'istante in cui qualcuno atterra da te.
Ti confesso una cosa che a dirla sembra dura. Nei primi cinquanta millesimi di secondo il tuo sito viene giudicato senza che nessuno abbia letto una sola parola. Lo dice uno studio ormai classico di Lindgaard e colleghi: a chi arriva bastano 50 millisecondi, un ventesimo di secondo, per farsi un'idea del tuo sito che poi cambia pochissimo anche guardandolo a lungo. In quell'istante non si legge niente, non si capisce niente. Registra solo un'impressione fatta di colori, spazi, immagini, ordine.
Ecco perché quasi tutti, quando pensano di rifare il sito, partono dalla grafica. «Lo voglio più bello, più moderno.» È una richiesta che ho sentito decine di volte, e la capisco: quei 50 millesimi esistono davvero, la prima impressione conta. Il guaio è fermarsi lì.
La bellezza ti fa entrare, poi serve altro
Quella prima impressione è il biglietto d'ingresso. Se il sito è brutto o sembra fermo al 2012, la persona se ne va prima ancora di capire cosa fai. Fin qui la grafica ha un peso enorme, e chi la sottovaluta sbaglia. Ma passato quel ventesimo di secondo, quando l'occhio inizia davvero a leggere, entra in gioco una domanda diversa: mi fido di questa gente? Vale la pena continuare?
Qui i numeri raccontano un'altra parte della storia. Sempre la ricerca sull'affidabilità online, quella del Web Credibility Project di Stanford, ha misurato che circa tre persone su quattro giudicano la credibilità di un'azienda a partire da com'è fatto il suo sito. Attenzione alla parola: la credibilità viene prima ancora dell'estetica. Un sito comunica se ci si può fidare molto prima di comunicare quanto è raffinato. E la fiducia non nasce dal font giusto, nasce dal capire in fretta chi sei, cosa fai e per chi lo fai.
Scopri come sviluppiamo il sito e la piattaforma perfetta per la tua impreesa
A cosa serve un sito: la domanda da farti prima di rifarlo
Quando qualcuno mi chiede di rifargli il sito, io la grafica la sposto un attimo più in là. La prima domanda che gli faccio è questa: cosa deve far capire il tuo sito nei primi tre secondi a chi non ti conosce? A cosa serve un sito, per la tua attività, oltre a fare bella figura?
Il più delle volte cala il silenzio. Perché è la domanda giusta e nessuno se l'era posta. Ti dicono cosa vogliono che sia (elegante, professionale, pulito), quasi mai cosa vogliono che faccia. Eppure è da lì che dovrebbe partire tutto: dal lavoro che quel sito deve svolgere per te.
Un sito vetrina è un venditore che lavora mentre dormi
A me piace pensare al sito come alla persona più brava del tuo reparto vendite, quella che risponde alle stesse domande di sempre con la stessa calma, a qualsiasi ora, anche mentre tu dormi. Se lo guardi così, la domanda cambia da sola. Smetti di chiederti se è bello e inizi a chiederti se sta facendo il suo lavoro. Chi arriva capisce subito cosa può risolvere da te? Sa dove cliccare per fare il passo dopo? Trova le risposte che cerca prima di annoiarsi e chiudere la scheda?
Un sito bellissimo dove non si capisce cosa vendi è un negozio con la vetrina curatissima e la porta murata. Ci passi davanti, ammiri, e prosegui. Un sito un po' meno raffinato ma chiaro, che ti dice in tre secondi «sei nel posto giusto, ecco cosa faccio per te», quello lavora.
Cosa deve far capire, in concreto
Proviamo a metterla giù senza giri di parole. Quando uno sconosciuto atterra sulla tua home, nei primissimi secondi dovrebbe cogliere tre cose. Chi sei e di cosa ti occupi. Che problema risolvi, e se è il suo problema. Cosa può fare adesso, subito, se gli interessa.
Sembrano ovvie, e invece sono proprio le tre cose che la maggior parte dei siti nasconde dietro slogan vaghi e frasi che potrebbero appartenere a chiunque. «Soluzioni innovative per il tuo business» non dice niente a nessuno. È aria fritta che riempie lo spazio dove doveva esserci una promessa precisa. Il punto è scrivere quelle tre risposte nella lingua di chi legge, non nella tua. Su questo ci ho dedicato un pezzo intero, perché è metà del mestiere.
Come trovare il messaggio centrale di un contenuto
La grafica arriva dopo, al servizio del messaggio
Non ti sto dicendo che l'estetica non conti. Conta, e pure parecchio, l'ho detto all'inizio con i 50 millesimi. Ti sto dicendo che la grafica dovrebbe arrivare dopo aver deciso cosa il sito deve comunicare, e mettersi al suo servizio. Prima si sceglie il messaggio, poi si veste. Fare il contrario, curare la forma senza aver deciso la sostanza, è il modo più comune di spendere bene dei soldi per un risultato che poi non porta clienti.
Quando progettiamo un sito, il ragionamento parte sempre da lì: cosa deve capire chi arriva, cosa deve poter fare, come lo accompagniamo dal primo sguardo fino all'azione. La bellezza viene di conseguenza, e per giunta viene meglio, perché una grafica ha molto più senso quando sa quale messaggio deve far risaltare.
Prima di firmare il preventivo per rifarlo
Se in questo periodo stai pensando di rifare il sito, fermati un attimo prima di scegliere il colore o il template. Prenditi mezz'ora e rispondi a quella domanda: a cosa serve un sito, il tuo, nel concreto della tua attività. Cosa deve far capire, a chi, e verso quale azione deve accompagnarlo.
Se hai quella risposta chiara, qualsiasi grafica costruita sopra funzionerà. Se non ce l'hai, rischi di ritrovarti fra sei mesi con un sito nuovo, più bello del vecchio, che continua a non portarti niente. E a quel punto avrai cambiato la vetrina lasciando la porta murata com'era. Ricordati sempre a cosa serve un sito: il più bello che tu possa avere è quello che, appena qualcuno arriva, gli fa pensare «ok, ho capito, è proprio questo che cercavo». Da lì in poi, il resto viene facile.