L'update anti-spam di Google del 2026 ha spazzato via tanti siti dall'oggi al domani, e quasi sempre erano pieni di pagine costruite per l'algoritmo. Ti spiego cosa ha colpito davvero e da dove ripartire se sei finito nel tritacarne.
Un tale, qualche settimana fa, ha raccontato online una cosa che fa un po' male da leggere. Aveva una piccola app di nutrizione e ha deciso di rendere pubblico il suo database di alimenti, per farsi trovare su Google. Idea sensata. Esecuzione da incubo. Per un errore con lo sviluppatore, invece di qualche centinaio di pagine ne ha pubblicate quattromilacinquecento in un colpo solo, una per ogni cibo, in cinque lingue. Per una settimana è stato bellissimo: le visite sono esplose, quella settimana da sola vale quasi tutte le visualizzazioni del suo ultimo trimestre. Poi, di colpo, il nulla. Zero impression, zero clic, ogni giorno per oltre un mese. E sono cadute pure le vecchie pagine, quelle sane, che con quella valanga non c'entravano niente. Il suo racconto lo trovi qui su Reddit, e non è un caso isolato.
Questa storia è utile perché mette il dito su cosa è successo davvero online in questi giorni, e sul motivo per cui l'update anti-spam di Google ha fatto tremare così tanta gente.
Cosa è successo con l'update anti-spam di Google del 2026
Il 18 agosto Google ha annunciato il rilascio di un nuovo aggiornamento anti-spam, che ha finito di distribuirsi il 21. Roba globale, valida per tutte le lingue, italiano compreso. È il terzo giro di questo tipo nel 2026, dopo quelli di marzo e giugno. Google, come sempre, ha detto poco: colpisce i siti che violano le sue regole contro lo spam, non tocca i link e non c'entra con altre policy. Lo puoi leggere direttamente dai due riferimenti che seguono ogni volta questi aggiornamenti, Search Engine Roundtable e Search Engine Land.
Detto senza gergo: Google ha fatto un altro passaggio della scopa. E chi si è trovato sotto la scopa, in molti casi, aveva costruito il proprio sito pensando prima all'algoritmo che alle persone che ci sarebbero arrivate. È il conto di una scommessa, molto più che una punizione arrivata dal cielo.
Perché le pagine costruite per Google sono le prime a cadere
Torniamo alle quattromilacinquecento pagine. Il numero in sé conta poco. Uno può avere anche diecimila pagine, se ognuna serve davvero a qualcuno. Quello che ha affondato quel sito è che le pagine erano un unico stampino ripetuto migliaia di volte, riempito con dati presi da database pubblici. Struttura identica, testo identico, cambiava solo il nome dell'alimento. Per una settimana Google le ha lette come contenuto nuovo, poi ha capito il gioco e ha tirato la leva.
Google ha un nome per questa roba, e lo scrive nero su bianco nelle sue linee guida: abuso di contenuti a scala. Sono pagine sfornate in serie, con poco lavoro umano dentro, con l'unico scopo di occupare più caselle possibili nei risultati di ricerca. L'intento è tutto lì: queste pagine servono solo a intercettare una ricerca, senza curarsi davvero di chi ci arriva. E Google lo fiuta.
Il sito che sembra fatto con lo stampino
C'è un secondo racconto che ho letto in questi giorni, ancora più istruttivo. Un altro tale, il cui sito è passato da novecento visite al giorno a un centinaio dopo l'aggiornamento, si è messo a guardarlo con occhi critici e ha ammesso tre cose. Il suo sito «ha un'aria da AI». La sua mappa del sito era gonfia all'inverosimile, perché ogni contenuto condiviso dagli utenti generava in automatico una pagina in più. E aveva pagine quasi gemelle: una per «pdf in mp3», una per «txt in mp3», praticamente identiche. Il suo sfogo è questo.
Ecco, quell'«aria da AI» che lui stesso riconosce è la cosa più interessante. Google non ce l'ha con l'intelligenza artificiale in sé. Guarda a un'altra cosa: quando una persona vera arriva su una pagina del genere, sente subito che non c'è nessuno dall'altra parte. Nessuno che abbia scritto quella pagina pensando a lei, alla sua domanda, al suo dubbio. Solo un modello che ha riempito uno schema. E Google, che campa sul tenere contente le persone, quella sensazione la insegue e la penalizza.
Il mio sito è sparito da Google: da dove riparto
Mettiamo che tu ti sia riconosciuto in queste storie e che il tuo traffico sia caduto. La prima cosa da fare è respirare, perché nel panico si fanno danni peggiori del problema. La seconda è essere onesti sul perché sei finito lì. Se hai gonfiato il sito di pagine deboli per prendere più ricerche, il rientro passa dal togliere, più che dall'aggiungere.
Nella pratica vuol dire una cosa poco eroica: fare pulizia. Le pagine-fotocopia che non servono a nessuno vanno tolte dai risultati di ricerca, o unite in poche pagine vere e ben fatte. Il tale delle quattromila pagine ha iniziato proprio così, mettendo la stragrande maggioranza di quelle pagine fuori dall'indice e sfoltendo la mappa del sito. Quanto ci vuole a risalire? Dipende, e spesso servono settimane e il passaggio di un aggiornamento successivo. Somiglia più a ricostruire una reputazione dopo una figuraccia: lenta da guadagnare, veloce da perdere.
Se il tuo sito invece è stato costruito con criterio e la caduta ti sembra ingiusta, allora prima di stravolgere tutto conviene capire cosa è cambiato davvero e non farsi guidare dalla paura. Su questo tema del panico ricorrente ci ho scritto un pezzo intero:
Perché ti stai facendo la domanda sbagliata sulla SEO morta
Quante pagine servono davvero al sito di una piccola impresa
Qui arrivo alla parte che mi sta più a cuore, perché parlo con imprenditori tutti i giorni e questa cosa la vedo spesso. C'è la convinzione che un sito, per andare bene su Google, debba essere grosso. Cento pagine, duecento, una per ogni possibile combinazione di parole che un cliente potrebbe digitare. È un'illusione che costa fatica e, come si è visto, si può ritorcere contro.
Il sito di una piccola impresa che fa il suo mestiere ha bisogno di poche pagine, ma vive. Chi sei e perché uno dovrebbe fidarsi. Cosa fai davvero, spiegato bene. Le domande vere che i clienti ti fanno prima di comprare, con risposte scritte da te, che quel mestiere lo conosci. Cinque, dieci, quindici pagine così valgono più di mille pagine-stampino, perché ognuna ha qualcuno dentro. E Google, aggiornamento dopo aggiornamento, sta andando proprio in quella direzione: premiare le pagine con una persona dietro, affondare quelle sfornate in serie.
Costruiamo siti pensati per chi ci arriva davvero, non per gonfiare il numero di pagine indicizzate
C'è anche un modo di stare su Google che non dipende dal numero di pagine, e riguarda il diventare la fonte che le persone e le AI citano quando parlano del tuo tema. Ne ho parlato qui:
SEO nel 2026: conta più farsi citare che il primo posto
Alla fine la lezione dell'update anti-spam di Google è quasi banale, e proprio per questo la dimenticano in tanti. Ogni volta che stai per pubblicare qualcosa sul tuo sito, fatti una domanda sola: questa pagina la sto facendo per una persona che ha un problema, o la sto facendo per riempire una casella su Google? Se la risposta è la seconda, prima o poi arriva la scopa. Se è la prima, gli aggiornamenti puoi anche smettere di temerli.